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Nella storia della nostra cultura e nell'immaginario collettivo della nostra civiltà occidentale il termine censura è simbolo di reazione e anti-democrazia: gli stati totalitari del XX secolo (la Germania nazista, l'Italia fascista e la Russia comunista) fecero largo uso di informazione censurata per mantenere le masse sotto controllo; nei Romanzi di Orwell (1984, The animal farm), si descrivono realtà immaginarie (?!?) dove grandi organi statali di manipolazione dell'informazione impediscono agli uomini di prendere coscienza del regime d'oppressione che li domina.
Spesso si confida di vivere in una società pienamente democratica e lontana da problemi di certo tipo, si è convinti di poter individuare, nel caso di una sua esistenza, una censura. Immaginiamo quest'ultima come un qualcosa di palpabile, di evidente, di esplicito.
A tutti gli effetti però nelle nostre celle d'ovatta non prestiamo attenzione ad altre forme di censura più sottili che non sono soltanto destinate a evitare alcuni argomenti ma anche a presentare un solo aspetto della realtà. Le cause di questo tipo di censure non sono da ricercare per forza in un grande fratello: le ragioni sono molteplici e hanno origini forse più dal basso (i conduttori, i giornalisti ecc. ecc.) che dall'alto. Ma vediamo ora in pratica quali sono queste censure, chi le applica e perché.
Il conduttore. Quando guardiamo una trasmissione in TV (del tipo del Maurizio Costanzo Show, di Porta a porta, di Moby Dick ecc. ecc.) abbiamo l'impressione che il conduttore sia niente più che il mediatore neutrale di una discussione tra gli ospiti in studio. La censura implicita che egli può invece esercitare è strettamente legata al potere di cui gode in trasmissione. E' lui che stabilisce il tema, i tempi e il tono della conversazione, che può essere seria o ironica, rispettosa o irridente, attenta o impaziente. Per esempio, c'è un modo di assentire che non indica consenso ma impazienza, irritazione. Il conduttore oltre la funzione mediatrice ha anche il compito di far rispettare la scaletta del programma. E' suo compito quindi fare in modo che non si incappi in un punto morto, che non si rallenti e che si lasci spazio agli altri ospiti. Accade però che questa funzione diventi una strategia per cui si manipola l'urgenza: il conduttore si serve dei tempi, dell'orologio, per tagliare un discorso, per mettere fretta a un ospite. Il più delle volte egli manipola in maniera incosciente questi segni impercettibili ma importanti della comunicazione; altre volte lo fa coscientemente.
E' interessante cercare di fare attenzione al momento in cui generalmente partono gli stacchi pubblicitari in una trasmissione del tipo di quelle appena menzionate. In genere il conduttore porta la discussione ad un climax, quindi rimanda la possibilità di risoluzione del nodo problematico fondamentale che sta affrontando, con gli ospiti in studio, a dopo la pubblicità.
Composizione del gruppo degli ospiti. Di una trasmissione noi percepiamo solo il suo svolgimento (in diretta o in differita che sia) mentre rimaniamo all'oscuro di tutto quel che accade prima, dopo e nelle pause. C'è tutto un lavoro di inviti, precedenti la messa in onda, che chi assiste da casa non può conoscere. Ci sono persone che nessuno si sogna di invitare e persone che hanno rifiutato l'invito. Alla fine ciò che viene percepito nasconde il non percepito. Lo spettatore dirà "vedi il tale!" ma molto più raramente "manca il tale!" o "chissà perché il tale non c'è...". Se si ignorano i retroscena si può avere l'impressione di una conduzione democratica anche quando le scelte sono state fatte in modo arbitrario.
Il gioco linguistico. Ci sono delle regole tacite nel gioco televisivo, cosicché a seconda del contesto o dell'universo sociale in cui la trasmissione si colloca, certe cose possono essere dette e altre no. La censura può agire nell'inconscio dell'intervistato che spesso si adegua alla visione del mondo del suo intervistatore, all'interpretazione che questi dà degli avvenimenti, perché l'educazione e le regole dello spettacolo prevalgono sulle sue convinzioni.
Censura invisibile significa anche e soprattutto, per quanto riguarda i programmi di informazione o relativi all'attualità:
creare una "cortina fumogena" intorno ad alcune notizie;
far "convergere l'attenzione" dei telespettatori su certe notizie invece che su altre;
"addomesticare le notizie" tacendone gli aspetti più rilevanti, preoccupanti o urgenti.
I giornalisti stessi sottopongono le notizie da mandare in onda ad un'autocensura che trova la sua ragione di esistere in un fenomeno detto l'influenza sociale normativa.