PERFORMANCE

 

E' Nam June Paik, allievo di Cage, a proporre le prime alterazioni del linguaggio televisivo, lungo gli anni sessanta, nelle pratiche filmiche, video e performative.

Ma dopo di lui moltri altri si cimentarono nell'uso del video donne e uomini senza distinzione.

All'attività di Schum per esempio (galleria-laboratorio, circolazione di video - tapes con valore d'arte, divulgazione televisiva ecc…) si affiancano in Italia analoghe iniziative.
Nello spazio sperimentale della galleria Art/Tapes/22 di Firenze diretta dalla Bicocchi presenziano attivamente, dal 1972 al 1976, moltissimi artisti da Viola a Beuys, da Paolini a Chia,ecc…
Nascono sugli stessi anni il Museo elettronico di Giaccari a Varese e il ricordato Centro Video Arte diretto dalla Bonora a Ferrara.

Della più recente ricerca video sono stati trovati anche i lavori di due artiste attive attualmente a New York, che utilizzano fotografia e video come mezzi espressivi di indagine sul corpo e sulla situazione femminile:

Vanessa Beecroft:

Gli elementi delle performance di Vanessa Beecroft sono ragazze semi nude, bianche e sottili, diafane come marmo: s'offrono allo sguardo con spontanea naturalezza e animano con movimenti impercettibili viventi scacchiere, traducendo in forma estetica immagini belle ed ambigue ad un tempo.
La presenza, delle persone in quelle condizioni crea una sinestesia e un'immagine reale che garantisce per qualche tempo, la qualità di una stimolante visione.

Patty Chang
I video invece della cinese Patty Chang riprendono performance dal vivo dell'artista, soggetto costante delle opere; veicolano eventi che si presentano come "drammatizzazione della memoria", incentrati sull'estremizzazione di situazioni fisiche e sul cambiamento dell'identità femminile, di valenza fortemente simbolica.