Lavoro cognitivo nella rete

Lavoro digitale e astrazione – Impresa e desiderio

Cosa vuol dire ricchezza?

Lavoro comunicazione comunità

Lavoro cognitivo nella rete

Liberi agenti e flessibilità

La sindrome panico-depressiva e la competizione

Il felicismo frigido della world fhilosophie

Genesi filosofica della nozione di cognitariato

 

 

 

Lavoro digitale e astrazione – Impresa e desiderio


Ma cosa significa lavorare oggi? La digitalizzazione del processo produttivo ha reso tutti i lavoratori uguali dal punto di vista ergonomico: agenti di viaggio, scrittori, avvocati si trovavo a compiere il loro lavoro davanti ad uno schermo battendo con le dita sui tasti della tastiera. Ma nello stesso tempo il lavoro diventa sempre più differenziato e specializzato per quanto riguarda i contenuti che esso elabora. In questo modo il lavoro digitalizzato, a differenza di quello industriale delle macchine, diviene sempre meno interscambiabile. I lavoratori high tech tendono a considerare il lavoro come la parte più essenziale della loro vita perché vi impegnano il meglio delle loro capacità intellettuali. Ne consegue che, nella percezione sociale, impresa e lavoro sono sempre meno in opposizione. L’impresa tende a diventare oggetto di investimento psichico e desiderante, oltre che economico.

 

Cosa vuol dire ricchezza?


Ci sono due modi per intendere la parola ricchezza: “Possiamo valutare la ricchezza in base alla quantità di beni da consumare, oppure in base alla qualità del godimento che l’esperienza è in grado di produrre nel nostro organismo”. L’ideologia della new economy identifica la ricchezza nel danaro e tale danaro farebbe la felicità. Ma quanto più tempo impieghiamo nel lavoro per la produzione di danaro, tanto meno tempo ci rimane per godere del mondo disponibile e così l’espansione della sfera economica coincide con una riduzione della sfera erotica. A questo punto possiamo rispondere alla domanda “come mai la società si è riaffezionata al lavoro?”. Senz’altro è vero che l’offensiva liberista ha costretto alla miseria buona parte della popolazione che ha dovuto accettare il ricatto del lavoro. In più, l’impoverimento della vita quotidiana e delle relazioni, rende l’esistenza metropolitana talmente triste che tanto vale scambiarla con il lavoro.

 


Lavoro comunicazione comunità


“Il lavoro cognitivo è essenzialmente lavoro della comunicazione, ovvero comunicazione messa al lavoro”. Come dice Bifo questo può significare arricchimento del lavoro. Ma anche impoverimento della comunicazione, in quanto la comunicazione perde il suo carattere di piacere, di contatto erotico per diventare necessità puramente economica. Va comunque tenuto presente che gli operai industriali non sono scomparsi, ma la globalizzazione ha permesso di allargare il ciclo del lavoro industriale spostandolo verso i paesi poveri del nostro pianeta.

 


Lavoro cognitivo nella rete


Dal momento che il lavoratore cognitivo si sente sempre più imprenditore di sé stesso, considera il lavoro l’ambito di conferma principale nella sua vita. Sia volgendo mansioni esecutive che imprenditoriali, avverte la sensazione di far parte di un flusso ininterrotto a cui non si può sottrarre, pena l’emarginazione. “Il controllo sul processo di lavoro non è svolto da una gerarchia di capi e di capetti [...] ma incorporato nel flusso”. Il cellulare è lo strumento indispensabile all’interno di tale processo continuamente ricombinante: l’infolavoratore può essere raggiunto in ogni momento per svolgere la sua funzione nel processo globale. Quindi si nota come l’indipendenza dell’infolavoratore sia solo una finzione ideologica, determinata dal fatto che il comando non ha più carattere di funzione gerarchica localizzata nella fabbrica, e nasconde la messa a servizio di tutta la proprio conoscenza e creatività a vantaggio di un padrone.

 


Liberi agenti e flessibilità


Negli anni Novanta si è andata delineando la figura del free agent al quale è riconosciuta un’indipendenza formale e presta la sua opera in maniera temporale. Sicuramente il lavoratore ha un’autonomia di contrattazione molto più alta ma questa libertà è effettiva solo per chi possiede “una competenza rara e indispensabile” e sta nel fatto che tutti gli oneri previdenziali sono a carico del lavoratore. In questi ultimi anni, negli Stati Uniti, Internet è diventato il mezzo tramite il quale i free agent operano in questa condizione di assoluta mobilità e flessibilità.
Il lavoro flessibile è stato prima di tutto un’invenzione dei giovani operai degli anni Sessanta e Settanta, che lavoravano, si licenziavano, con la liquidazione giravano il mondo e poi ritornavano a lavorare, e così di seguito. Oggi però la flessibilità, la quale sarebbe potuta diventare una condizione di forza collettiva dei lavoratori, con lo sviluppo delle tecnologie telematiche, è diventata un’altra cosa e ha finito per essere esposto alla tirannia dei datori di lavoro. Conserva l’originaria spinta all’autonomia, ma con segno rovesciato: come piena dipendenza del tempo di vita sociale dalle esigenze della produttività e dello sfruttamento. Apparentemente non c’è più una gerarchia localizzata nella fabbrica, ma nasconde la messa a servizio di tutta la propria conoscenza e creatività a vantaggio di un padrone.

 


La sindrome panico-depressiva e la competizione


Siamo in una società che ci induce, quasi ci obbliga, a divenire noi stessi, consegnandoci tutta la responsabilità dei nostri successi e delle nostre sconfitte, ed in questo modo finisce per prevalere il sentimento di insufficienza.
“La depressione è intimamente legata all’ideologia dell’autorealizzazione e all’imperativo felicista”.
Si può notare che le patologie più frequenti degli ultimi decenni sono il panico e la depressione. Il panico è il sentimento che proviamo quando ci sentiamo incapaci di accogliere nella nostra coscienza gli infiniti stimoli che ci vengono dal mondo esterno. Il contesto sociale entro il quale tale patologia si manifesta è quello della società competitiva dove siamo chiamati ad assumere una posizione di prevalenza nei confronti dell’altro. Il contesto tecnologico è quello della costante accelerazione dei ritmi. Le suddette condizioni producono stress percettivo, cognitivo e psichico culminando in un’accelerazione pericolosa di tutte le funzioni vitali.
Nel momento in cui un organismo si rende conto, dopo avere investito in maniera narcisista tutte le sue energie, di essere perdente di fronte alla tensione competitiva cade in depressione. Così, pena l’emarginazione e la miseria si diventa allora sostenitori dei profitti legali o illegali di case farmaceutiche e di mafie che, col Prozac o con le anfetamine, aiutano a rimettersi in condizione di competere.

 


Il felicismo frigido della World fhilosophie


L’ideologia felicista impera e trova molti apologeti, dalla rivista californiana Wired la quale assicura, come molte altre pubblicità, che change is good, al filosofo Pierre Lévy che, nel suo libro World fhilosophie raggiunge una sorta di teologia economistica in cui la perfezione dell’Intelligenza Collettiva è il risultato dell’integrazione tecnologica delle menti individuali e del mercato. Bifo, pur non rinnegando l’importanza di Lévy, sottolinea come Pierre, grazie alla straordinaria chiarezza e brillantezza del suo linguaggio, talvolta arriva ad una semplificazione un po’ troppo azzardata dei problemi. Lévy infatti non tiene affatto conto della violenza che l’economia porta con sé dell’emarginazione che produce e della rimozione della corporeità che implica. In questo pensiero frigido tutto sarebbe apposto se non ci fosse il corpo, ed il corpo non è un tema secondario quando si parla di felicità. La new economy opera in una dimensione virtuale e considerando la più interessante definizione di virtuale secondo Bifo, cioè “virtuale è la realtà a cui si sottrae la fisicità tangibile”, si arriva alla conclusione che la felicità promessaci dalla new economy è dunque falsa.

 


Genesi filosofica della nozione di cognitariato


Ripartendo dalla considerazione che la felicità frigida promessaci dalla new economy è falsa perchè ignora la corporeità è opportuno disporre di una nuova nozione che permetta di parlare di classe virtuale in termini corporei, sessuali e sociali. La classe virtuale è la classe di coloro che non sono una classe perché non si determina socialmente e materialmente. Bifo dispone di una nozione a questa complementare per identificare la corporeità e ci parla quindi di cognitoriato come comunità cosciente che ha desideri, bisogni e soffre di stress psichico. Per lavoro cognitivo intendiamo un impiego esclusivo dell’intelligenza, una messa a lavoro della cognizione che esclude la manipolazione fisica diretta della materia. Il lavoro cognitivo è l’attività socialmente coordinata della mente, finalizzata alla produzione di semiocapitale. Il termine cognitoriato riassume due concetti: quello di lavoro cognitivo e quello di proletariato. L’esistenza sociale dei lavoratori cognitivi non si esaurisce infatti nell’intelligenza: i cognitari sono anche nervi che si tendono nello sforzo, occhi che si affaticano e molto altro.