Che cos’è il movimento globale – La prospettiva del salario minimo planetario
Lavoro cognitivo, funzione trasversale
Non soggettività ma ricombinazione
Che cos’è il movimento globale – La prospettiva del salario minimo planetario
La globalizzazione profila all’orizzonte un eugenismo di tipo nazista,
che differisce dal nazismo in quanto saranno l’efficacia tecnica e la
competività economica i criteri dell’eugenismo liberista. Ma se,
a questo punto, Bifo rifiuta l’utopia neoliberista, con altrettanta sicurezza
prende le distanze dal "conservatorismo antagonista" della sinistra.
Nel dicembre del 1999 milioni di persone hanno partecipato alla contestazione
del WTO a Seattle. Oltre alle persone che erano fisicamente presenti a Seattle
milioni di persone si scambiavano messaggi tramite le mailing list. Sui cartelli
dei manifestanti a Seattle c’è scritto Stop globalization e questo
ha portato a identificarli come movimento contro la globalizzazione. Ma Bifo
ci fa notare che si tratta di un malinteso. Perchè quello di Seattle
è il primo movimento globale, con l’intenzione di aprire una strada
ad un processo di globalizzazione dei diritti e del salario.
La globalizzazione non è un processo a cui ci si possa opporre: è
il piano deterritorializzante sul quale ci troviamo senza possibilità
di ritorno. La biotecnologia può offrire orizzonti di ricchezza e di
miglioramento della vita: questo è stato il nucleo della mobilitazione
iniziata a Seattle, la prima rivolta della net-culture. A Seattle non si è
di certo battuta l’egemonia liberista, ma è stata aperta una breccia
nella compattezza di istituzioni come WTO, IMF, WB, OCSE. I proletari high-tech
si sono scambiati segni in direzione alternativa a quelli del semiocapitale
globalizzato, segni capaci di operare una ristrutturazione nel campo dell’immaginario
complessivo. Un’evoluzione, in questo percorso, dovrà essere l’obiettivo
della globalizzazione dei diritti umani e del salario: proporci un obiettivo
come quello del salario minimo planetario vuol dire mettere in moto un processo
di redistribuzione della ricchezza globale. Per fare questo, i cognitari dovranno
essere in grado di usare gli stessi strumenti della produzione globale e della
tecnoscienza, rovesciandone però il senso. Nessuna rappresentanza politica
può farlo, perché nessuna rappresentanza politica è in
grado di mettere in moto processi di decostruzione degli automatismi inseriti
nel tecnocosmo.
La new economy è la dimostrazione del fatto che quel che accade nella
sfera virtuale produce effetti reali. Quindi quello che è stato intuito
a Seattle è che non vi è un’azione politica più efficace
di quella che percorre in controtendenza l’intero circuito della comunicazione
globale. La globalizzazione non è una scelta politica alla quale ci possiamo
opporre, per questo il movimento iniziato a Seattle non è un movimento
di opposizione e neppure la rivendicazione utopica di una società più
morale, ma sopratutto un movimento di autocoscienza e autorganizzazione. “Ricombinazione”
diventa quindi il concetto guida del cognitariato, solo il lavoro cognitivo
può decostruire e ricombinare la macchina di coordinazione produttiva
del capitale globalizzato.
Lavoro cognitivo, funzione
trasversale
Oggi il lavoro intellettuale produce valore grazie alla sua interazione con
altro lavoro intellettuale, e non grazie al comando e allo sfruttamento di forza-lavoro
fisica esecutiva. Proprio grazie alla pura manipolazione dell’informazione
diviene possibile agire sulla realtà fisica.
Non soggettività
ma ricombinazione
Il processo produttivo, essendo diventato processo di elaborazione mentale,
si pone sullo stesso piano dell’azione governante. L’operatività
del lavoro cognitivo non consiste nella reinvenzione e nella rifinalizzazione
della totalità, ma nello spostamento di elementi così da ricombinare
l’insieme in maniera integrata con l’operazione di altri agenti
di ricombinazione. Sempre meno la volontà politica può modificare
o dirigere gli automatismi inseriti nelle procedure; una decostruzione degli
automatismi è possibile da avviare solo all’interno del ciclo del
lavoro
cognitivo. Il lavoro dell’intelligenza non ha bisogno di operare fuori
il suo luogo di lavoro perché non c’è distinzione tra luogo
dell’autonomia e dell’organizzazione ed il luogo di lavoro.
Negli anni ’70 si parla di dna ricombinante e la possibilità di
ricombinare la materia portatrice di informazione in modo tale da modificare
l’informazione stessa. L’abolizione di un qualsiasi elemento nell’ambito
del concetto ricombinante non è possibile, ed il capitalismo in questo
senso è indistruttibile. E’ però possibile ricombinare le
relazioni tra la variabile semiotica del capitalismo e le altre variabili semiotiche.
Proprio il cognitariato va considerato come l’agente del suddetto processo
di ricombinazione capace di funzionare trasversalmente all’interno del
sociale. L’utopia neoliberista ci prepara un mondo di competizione globale,
ansiogeno e psicopatico. Potremmo allora diventare mutanti in grado di comportarsi
come puri agenti economici e di eliminare senza incertezze i più deboli.
Oppure, la massa di sofferenza, stress e violenza subita ed agita, può
diventare così insopportabile da produrre un crollo generalizzato. Forse
il semiocapitale ha in sé gli automatismi di autocorrezione per impedire
un disastro. La new economy, però, richiede una mente sociale disposta
a consumare continuamente. Ma cosa succederebbe se l’infelicità
finisse col bloccare la macchina sociale?