Conclusione fuori tema
Alla fine di tutte le riflessioni, una domanda: che fare se vogliamo trovare una prospettiva etica per il nostro tempo e, soprattutto, se non vogliamo perdere il contatto con la bellezza, il piacere, la conoscenza? Se all’orizzonte della storia non è pensabile nessuna alternativa, la via da scegliere può essere quella singolare: la singolarità può diventare contagiosa quando trova la strada della felicità. Due concetti possono allora venirci in aiuto, tratti dalla tradizione buddista: la Grande Compassione e la comprensione del Vuoto. La Grande Compassione non è altro che condivisione percettiva della sofferenza degli altri. La compassione è un modo di essere naturale dell’organismo sensibile in quanto gli altri sono la continuazione del nostro corpo e del nostro inconscio. Nel nostro mondo l’assenza di compassione non va intesa però come colpa, ma come malattia psichica: non siamo più in grado di riconoscere il corpo dell’altro perché abbiamo perduto il contatto col nostro corpo. Ritrovare la grande Compassione può essere però molto doloroso se non riusciamo a comprendere il Vuoto. Nel pensiero buddista il Vuoto è la liberazione dalle illusioni. Nel nostro mondo possiamo ritrovare la comprensione del Vuoto, una condizione mentale di leggerezza e disponibilità, assenza di paura e di aggressività. La comprensione del Vuoto, però, da sola è puro cinismo se non è accompagnata dalla Grande Compassione.