Devo certamente constatare
che la lettura di questo libro mi ha fatto molto riflettere: in parte mi ha
aiutato a ricredermi su certe cose e in parte mi ha fatto riconfermare le
mie idee principali. Sicuramente mi ha aiutato ad aprire un po’ la mente.
Quello che mi piace e che fa Bifo in questo libro, come credo abbia fatto
in quelli precedenti, è l’analisi approfondita degli argomenti
di cui tratta facendo vedere i vari punti di vista delle diverse persone anche
se poi logicamente ci fa intuire quale sia la sua idea. Una cosa che però
non condivido con lui è il fatto di generalizzare: parla di capitalisti,
di operai, di free agent, di lavoratori cognitivi ed identifica ciascuno di
questi appartenenti alle diverse categorie come se tutti fossero fatti con
lo stampino.
Nella lettura di La fabbrica dell’infelicità devo ammettere
che mi sono trovato un po’ in difficoltà, sicuramente non sono
io competente in tale settore e quindi per me è difficile comprendere
il linguaggio economico, però a mio avviso è indubbia la presenza
di terminologie “particolari” che non sono spiegate e che si possono
capire solo per intuizioni, creando così la possibilità che
il concetto che il lettore percepisce possa essere diverso da quello che intende
comunicarci Berardi. Leggendo questo libro ho avuto l’impressione che
sia rivolto principalmente ad un’elite, o forse io non conosco la personalità
di Bifo. L’utilizzo di un linguaggio più fluido e comprensibile
secondo me avrebbe garantito l’accessibilità del libro a tutti.
Ma forse sarebbero anche bastati qualche piccoli esempi concreti (cosa che
Berardi ha fatto ma di rado) per spiegare i tanti concetti astratti che sono
presenti nel libro.
Per quanto riguarda il lavoro cognitivo non mi sento all’altezza di
dire nulla quindi prendo quello che scrive Bifo come per ciò che è
stato scritto da un filosofo nonché da una persona di grande cultura.
Sono abbastanza concorde per quanto riguarda il suo concetto di globalizzazione.
Come dice lui il processo di globalizzazione è qualcosa contro il quale
non ci si può opporre. Io credo che la globalizzazione nel rispetto
dei diritti degli uomini possa essere una cosa positiva. Il fatto di stabilire
un salario minimo planetario sarebbe il primo passo verso questa direzione,
anche se secondo me sarebbe più opportuno stabilire un salario in base
al costo della vita, prefiggendosi un salario minimo planetario nel lungo
periodo con il livellamento del costo della vita. Bifo avrebbe proposto un
salario minimo di 600 dollari. Però se prendiamo il caso di un paese
dove il costo della vita è di venti volte inferiore a quella della
vita in Italia (dove ci sono operai che guadagnano poco più di 700€)
secondo me non saremmo giusti dando la cifra proposta da Bifo ai lavoratori
dei paesi poveri. La regolarizzazione degli orari e delle condizioni di lavoro
nel Terzo Mondo dove le multinazionali hanno fatto irruzione è necessario
quanto la stabilizzazione di un salario più adeguato. Va tenuto però
presento che non sempre le aziende che fanno operare nei suddetti paesi portano
miseria.
Quello che è successo l’undici settembre del 2001 ha sconvolto
tutti. O quasi! Bifo, in questo libro, scritto un anno prima dell’accaduto,
parla proprio dei motivi che hanno spinto quelle persone a compiere tale atto
terroristico che tutti noi conosciamo. E la cosa mi ha fatto strano. Quando
quel giorno tutti non si spiegavano i motivi di quel folle gesto, quando tutti
ci si domandava perchè, la risposta stava scritta nel libro di Berardi:
il capitalismo, avendo prodotto effetti di tipo conflittuale, produce nei
valori tradizionali e nelle forme di appartenenza arcaiche una violenza accresciuta
dal rancore, dall’impotenza, dal sentimento di esclusione. “Il
nazionalismo, l’integrazione religiosa, l’aggressività
etnica sono forme di questo riemergere del rimosso che fa da controcanto all’illusoria
omologazione ipermoderna”. La cosa che però mi ha fatto soffrire
nei giorni seguenti alla tragedia, era la felicità di alcune persone...non
solo degli integralisti, ma dei miei stessi compaesani!
L’idea di rekombinat potrebbe essere un idea molto interessante, ma
sinceramente l’ho percepita come qualcosa di molto astratto; Bifo ci
parla di ricombinazione dei fattori del sistema economico facendo riferimento
al salario minimo planetario, ma il sistema economico è molto complesso
e composto da molti altri elementi ed io sinceramente non vedo come tale teoria
potrebbe in pratica essere applicata alla realtà.