La nascita dell'Electronic Frontier Foundation

In una comunità elettronica chiamata Whole Earth ‘Lectronic Link (oggi WELL.com) alcuni tecnologi informati capirono esattamente quali problemi di libertà civili erano coinvolti. Mitch Kapor, un tempo presidente della Lotus Development Corporation, John Perry Barlow, proprietario di una tenuta di bestiame e paroliere dei “Grateful Dead”, e John Gilmore, uno dei primi impiegati della Sun Microsystems, decisero di fare qualcosa al riguardo. Essi formarono un’organizazione che si preoccupasse dei problemi riguardanti le libertà civili sollevati dalle nuove tecnologie. Fu così che nacque la Electronic Frontier Foundation, e, il giorno che annunciarono ufficialmente la nascita di questa organizzazione, essi annunciarono inoltre che avrebbero rappresentato la Steve Jackson Games e altri utenti della bulletin board della compagnia in una delle cause che avrebbero intentato contro i Servizi Segreti degli Stati Uniti.
Il caso della Steve Jackson Games si rivelò essere estremamente importante nella costruzione di una propria struttura legale del cyberspazio. Per la prima volta una corte ritenne che la posta elettronica meritava come minimo tanta tutela quanta quella delle chiamate telefoniche. Oggi diamo per scontato che le forze dell’ordine debbano presentare un mandato dettagliato riguardante i messaggi di posta elettronica prima che essi vengano sequestrati e letti. Fu il caso Steve Jackson Games ad istituire questo principio. La Electronic Frontier Foundation continuò a trattare casi che segnarono importanti precedenti per lo sviluppo dei diritti nel cyberspazio.Nel secondo grande caso, “Bernstein v. U.S. Dept of Justice” (Bernstein contro il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti), il governo degli Stati Uniti proibì ad uno studente del dipartimento di fisica matematica della University of California di pubblicare in Internet il programma di codifica dati per computer da lui creato. Anni prima il governo degli Stati Uniti aveva collocato la codifica, un metodo per combinare i messaggi in modo che essi possano essere compresi solo dai propri destinatari, nella Lista delle Armi degli Stati Uniti (United States Munitions List), a fianco di bombe e lanciafiamme, come arma da utilizzare per il solo fine di sicurezza nella nazione. Compagnie e singole persone che volevano esportare oggetti della Lista delle Armi, inclusi software con capacità di codifica, dovevano ottenere prima l’approvazione del Ministero degli Esteri.
Le restrizioni riguardanti l’esportazione dei metodi di codifica rovinarono il commercio americano e danneggiarono la libertà di parola delle singole persone. Critico il danno per il commercio on-line dal momento che i negozi virtuali fanno largo uso della codifica per salvaguardare informazioni sensibili quali numeri di carte di credito e indirizzi che inviano e ricevono elettronicamente attraverso la rete. Altre compagnie usano la codifica in alcuni software per provvedere sicurezza all’interno di sistemi e reti. Limitando l’esportazione della codifica, delle sue tecnologie e applicazioni, il governo degli Stati Uniti permise lo sviluppo del security software solo alle altre nazioni. Il Ministero degli Esteri non comprese la situazione di Bernstein e gli comunicò che avrebbe dovuto avere una licenza come venditore di armi per poter semplicemente pubblicare il suo programma di codifica in internet. Aggiunsero, inoltre, che gli avrebbero negato la licenza di esportazione se l’avesse richiesta, poiché la sua codifica era troppo sicura.
La Electronic Frontier Foundation riunì un team legale eccezionale e chiamò in giudizio il governo degli Stati Uniti per conto di Dan Bernstein. La corte decretò, per la primissima volta, che il codice scritto di un software è protetto dal Primo Emendamento. La corte inoltre decretò che le leggi sul controllo dell’esportazione vilavano i diritti di Bernstein relativi al primo emendamento, poiché proibivano il suo diritto di parola, protetto costituzionalmente. Il risultato fu un cambiamento delle regole di esportazione da parte del governo. Ora chiunque negli Stati Uniti ha il diritto di “esportare” software di codifica, anche per mezzo di internet, senza richiedere alcun permesso al governo. Anche in questo caso l’Electronic Frontier Foundation si fece carico di stabilire importanti diritti del cyberspazio.