Wyndham Lewis

net.art
Se penso alle prime volte che ho sentito parlare di net.art quello che ricordo
è un'immagine completamente differente da quello che ne ho ora: la consideravo
un genere caratteristico del supporto che lo ospitava, come può essere
la pietra per la scultura, la tela per la pittura e la pellicola (o lo schermo?)
per il cinema. Poi, navigando avido tra i siti più curiosi e particolari,
non ho potuto fare a meno di notare la stravaganza e la varietà degli
approcci al problema che poi... problema non è: si tratta semplicemente
di vari modelli di espressione e/o di riflessione caratterizzati da una marcata
tendenza alla sperimentazione. Vi sono cioè lavori più concettuali,
altri che badano molto alle caratteristiche più evidentemente "estetiche",
altri che puntano molto sulla interattività ed altri che... sono difficili
anche solo da descrivere! Ho letto su NOEMA (http://www.noemalab.com/index2.aspun)
articolo di Claudio Parrini che classifica le pratiche artistiche proprie della
rete in base agli anni in cui si sono sviluppate e diffuse. La prima categoria
di opere con "... filosofia altamente interattiva, atteggiamento libero
ed orizzontale, contro ogni criterio censorio [...] tematiche di carattere etico
- sociale - politico come la difesa della privacy, la ricerca la sicurezza,
la crittografia, la diffusione di software "aperto", il problema del
copyright, il rapporto tra arte ed hakeraggio" nonostante sia la più
datata è sicuramente quella che detiene il fascino maggiore, quella che,
soprattutto ora che il net ha "espanso l'impronta dell'uomo fino a raggiungere
la dimensione planetaria" (Casetti), ha la responsabilità di assumersi,
come dice Gianpaolo Capisani, (voce di EPIDEMIC www.readymade.net/epidemic)
i compiti del "contropotere globale" di formare una "comunità
del rifiuto". Nel terzo gruppo, quello cioè più recente,
troviamo questa nuova forma d'arte: i network quali www.rhizome.org o www.thing.net
che "creano uno spazio comune attorno a qualcosa (arte) secondo modelli
comunicativi compartecipativi. Ma per quanto la nascita più recente di
questo genere di espressione sia incontestabile, non vedo come la si possa collocare
all'esterno del primo gruppo, in quanto, anche solo l'idea di raccogliere un
database di e-mail gestendone la consultazione secondo criteri a dir poco innovativi
(così racconta Alex Galloway al DIGITAL_IS_NOT_ANALOG) come sono il cielo
stellato di starrynight o lo spyral all'interno di www.rhizome.org , sia fortemente
inscritta nell'ambito di tematiche etiche e sociali.
Quello che voglio dire è che, a mio avviso, esistono alcuni pareri importanti
che accomunano una schiera di approcci molto ampia e molto varia che ora si
sta ulteriormente ampliando grazie all'apporto di nuove idee e nuove tecnologie
(ad esempio Macromedia Flash e Shockwave). Insomma credo che ora siamo nel periodo
che Gerard Blain nomina come infoware, che è anche quello dell'info-war,
ed in guerra, si sa, ogni mezzo è consentito.
Sicuramente c'e una sorta di percorso comune tra gli artisti che è rappresentato
dalle caratteristiche stesse del medium quali, sempre usando le parole di Blain,
la facilità di duplicazione, la facilità di trasmettere e usare
i dati da parte di più utenti, l'equivalenza tra originale e copia (bellissima
la frase di E.K"Soltanto la confusione retta da interessi di mercato spiega
la specie di mito che si è creato intorno all'originale) e la compattezza
materiale dell'opera (sempre che le attribuisca una presenza fisica).
Matteo Chini suggerisce che "...l'idea della rete, un'idea che stravolge
l'organizzazione gerarchica delle scienze e del mondo e introduce il concetto
dell'assenza di un centro all'interno della griglia conoscitiva contemporanea
[...] restituisce importanza alle relazioni togliendo rilevanza ai singoli oggetti
(o persone)". Queste dichiarazioni coincidono perfettamente con quanto
McLuhan avrebbe potuto immaginare, parlando il suo "gergo", di più
freddo possibile. E' proprio questo l'effetto di questo nuovo, ma già
diffusissimo, medium freddo, che ci sta ri-tribalizzando, che fa nascere chat
e forum al posto di piazze di paese e bar. Un medium, per essere freddo, deve
indurre alla partecipazione (ora si chiama interattività), deve includere
(in un forum, in un multiplayer, in una comunità virtuale, in una chat)
e non deve avere un solo senso di trasmissione (possiamo avere con facilità
un nostro spazio web, inviare e-mail, decidere dove andare e cosa vedere).
Senza dubbio lo schermo, la tastiera e il mouse del computer (perlomeno come
strumenti per visionare le opere) uniscono il bouquet di idee formato dai vari
net-artisti. Così può capitare di andare al DIGITAL_IS_NOT_ANALOG
e trovarsi di fronte a chi trasforma e manipola video giochi (www.retroyou.org)
a scopo di esplicitare e rendere evidente il feedback dato dai più diffusi
mezzi di intrattenimento, come si può incappare in Adrian Ward (www.autoillustrator.com)
che non modifica giochi ma programmi di grafica, rendendoli in grado di autogenerare
(da qui Auto-shop ed Auto-illustrator) delle figurazioni, lasciando la possibilità
all'utente di scegliere solo pochi e poco intuitivi parametri. Alla stessa manifestazione
ci possono essere artisti più conformi al genere del "pirata"
amanti di clonazioni di siti e farse beffarde (come i nostri www.0100101110101101.org,
o FLORIAN CRAMER su www.userpage.fu-berlin.de o www.rtmark.com) sconvolgendo
le comuni idee di originale e copyright, predicando un, come dice Blain, "declino
della firma" e contrastando le regole che le istituzioni vogliono applicare
anche al nuovo mezzo. Un metodo abbastanza "arrabbiato" e, devo dire,
molto poetico è quello di EPIDEMIC esaltatore della bellezza puramente
estetica del codice sorgente. Originale l'idea di recitare con partecipazione
da allievo dell'Actor Studio alcune pagine in VBS del virus I LOVE YOU da parte
di Bifo. Il parallelo di questo linguaggio informatico è fatto, in un'intervista
a Luca Lampo (EPIDEMIC) nientemeno che con ...Dante Alighieri nella sua invettiva
nei confronti di Pisa. Ma a parte la poesia questo gruppo non nega di apprezzare
pure l'uso e gli effetti collaterali dei virus: a lor parere un'epidemia in
rete potrebbe assicurare un ridimensionamento economico del modello istituzionale
americano, come avrebbe fatto un'epidemia di peste in una colonia di qualche
grande potenza. Tutto questo rappresenta "un'irruzione sociale" in
ciò che di più sociale c'è: la rete. Lo scopo è
quello di assicurarsi il diritto di scambio non mediato del denaro, la libertà
peer to peer, , musica e notizie, insomma ad un cosciente collettivo non riconducibile
all'atto di consumo, contro multinazionali che puntano addirittura ad una logica
di dominio.