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Comunità

Nettime, incontro ai confini dell'Est
di ERMANNO GUARNIERI (GOMMA)


S E C'E' NEL MONDO digitale un'aggregazione degna di essere chiamata "comunità", questa è Nettime, un circolo telematico che raggruppa il meglio della riflessione internazionale in tema di arte sperimentale, critica radicale, avanguardia e telematica sociale.
Nettime è nata nel 1995 - durante la "breve estate di Internet", quando cioè il "media hype" della rete era al culmine e, come dicono i critici, "iniziava la sua fine come spazio sociale" - e vive soprattutto di rapporti comunicativi reali, ovvero sull'interazione faccia-a-faccia dei soggetti coinvolti, tramite una serie di festival e meeting in Olanda, Germania, paesi dell'Est e Inghilterra che riuniscono hacker, artisti, intellettuali e ribelli tecnologici.
Sulla rete gli attivisti di Nettime hanno dato origine a una "mailing list", una bacheca elettronica di scambio messaggi, focalizzata alla diffusione di saggi, interviste e manifesti vari sugli argomenti sopra citati, una sorta di rivista interattiva di livello qualitativo molto alto. La tradizione dei meeting non è stata però abbandonata, anzi questi si sono intensificati e l'ultimo si è recentemente tenuto a Lubiana, in Slovenia, e il focus del dibattito è stato l'attivismo politico e mediatico nei paesi dell'Est.
La prima singolare sensazione a contatto con decine di militanti della controinformazione provenienti da Ungheria, Bulgaria, paesi ex sovietici e slavi, Albania, Polonia ecc., è di immediata condivisione di problemi e prospettive, a parte il costante stato d'eccitazione che qui si percepisce nell'aria, dovuto alla rapidità dei mutamenti e alla precarietà dell'esistente, specifica di questi territori.
Lo stile dei dibattiti di Nettime è questo: presenza di relatori molto "quotati" come Peter Lamborn Wilson, talvolta nei panni di Hakim Bey, membri del Critical Art Ensemble, il videomaker multimediale Paul Garrin e John Perry Barlow dagli Stati Uniti, Kathy Rae Huffman e Konrad Becker dall'Austria, Geert Lovink e altri membri del movimento olandese, che prendono ogni tanto la parola e indirizzano discussioni in cui si susseguono decine di interventi di pochi minuti da parte dei presenti. Non c'è alcuna barriera tra pubblico e oratori e ciò che avviene è una sorta di assemblea permanente.
Ciò che sorprende è che gli scenari del dibattito sono molto simili al resto del mondo e, per certi aspetti, anche a quelli che in Italia da qualche mese stanno coinvolgendo il movimento.
Per esempio un tema molto sentito è stato quello sulla cosiddetta "impresa sociale", sviluppato nell'incontro "The Beauty and the East" (gioco di parole su "La bella e la b-Est-ia") che ha messo in luce le forme di finanziamento delle organizzazioni culturali nei paesi ex socialisti. Qui lo sponsor è unico e agisce su tutto il fronte orientale: Soros, detto Zio George, uno degli uomini più ricchi del mondo, speculatore, finanziere e finanziatore a fondo perduto che spende miliardi per salvare, nella sua opinione, quell'area geografica dalle derive comunista e liberista. E' proprio lui a investire molto danaro in progetti come reti telematiche civiche, laboratori di programmazione, pubblicazione di riviste e promozione di convegni. Questo singolare monopolio è stato il punto di partenza per una discussione che ha toccato l'origine del problema: quale rapporto etico avere col mercato? Come garantirsi un'autonomia che non comporti l'autoemarginazione, ma al contrario la possibilità di "essere dentro" ai processi?
Ciò che è apparso evidente, dopo qualche ora di interessantissima discussione che ha messo a nudo le diverse esperienze regionali, è stata la costante e universale diffidenza nei confronti del liberismo, ma anche la mancanza di una risposta chiara, di un progetto complessivo e unificante, di obiettivi più chiari che non ricadessero all'interno di generiche utopie.
D'altra parte anche in Occidente la situazione non sembra essere molto differente e, forse, il dato positivo sta proprio nel rinnovato e diffuso, grazie agli strumenti telematici, desiderio di confronto sul terreno della critica sociale, stavolta in chiave internazionalista o, meglio, globale e, anche questo è un dato comune, perlopiù al di fuori delle accademie.
Se questo percorso avrà un futuro, sarà anche grazie a esperienze come Nettime.
il manifesto. Ali Babà. 4 maggio 1997

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