L' Invasione dei post-corpi
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La fine della prospettiva moderna, mettendo in crisi la visione omogenea, regolare del mondo e della società, ci mette di fronte a una nuova centralità del corpo e a una riscoperta dell’ individuo. Di questo processo James Ballard è stato uno straordinario testimone e commentatore. Con la sua grande capacità di visualizzare, di rendere quasi palpabili le trasformazioni che le tecnologie inducono sull’ uomo, egli ha raccontato come il mutamento antropico, rappresentato e insieme agito dai media, si trascriva letteralmente nel sistema nervoso dell’ uomo, Gli oggetti e gli eventi più spettacolari della tecnologia e dei media degli anni Sessanta diventano per lui altrettanti elementi di un paesaggio della psiche in cui, a poco a poco, svanisce quell’ orgogliosa distinzione tra io e mondo, tra interno e esterno che, nella sua esperienza divenuta fiction (in una memorabile scena di L’ impero del sole), la luce accecante della bomba di Hiroshima ha cancellato, Nelle possibili catastrofi planetarie, nelle malattie immaginarie che costituivano lo sfondo dei suoi primi romanzi degli anni Sessanta, Ballard vedeva l’ occasione perchè l’uomo ristrutturasse il proprio «spazio interno», il proprio sistema neurale, scontando il carattere traumatico di questo adeguamento, ma impegnandosi a non esprimere giudizi, a non contrapporre a questo stravolgimento planetario di tutto ciò che i secoli precedenti avevano considerato « umano » nessun atteggiamento nostalgico, nessuna rivendicazione di « valori ».
Questo atteggiamento paradossale, che a volte disturbava i primi lettori, culminerà con due opere, La mostra delle atrocità, del 1970, e Crash, del 1973, concepite nel clima della cultura londinese dei Sessanta, in collegamento con il movimento dell’arte pop inglese e con un esplicito e ossessivo riferimento ai surrealisti. In questi libri Ballard porta alle estreme conseguenze il discorso iniziato nelle opere precedenti e disegna un quadro affascinante e mai eguagliato delle meraviglie e delle perversioni del media landscape, del «paesaggio delle comunicazioni» che proprio in quegli anni si affermava come il nuovo ambiente umano per eccellenza. La mostra delle atrocità, un personaggio dal nome e dall’identità evanescenti vuole ricreare attorno a se eventi pubblici traumatici degli anni Sessanta, che sono stati in qualche modo il terreno di prova della nuova funzione neurale dei media (1’ assassinio di Kennedy, l’ incidente dell’ Apollo), ma «in modo che abbiano senso». In Crash il protagonista Vaughan, ossessionato dal « matrimonio tra ragione e incubo che ha dominato il XX secolo », è maniacalmente attratto dagli aspetti sessuali degli incidenti d’auto e coinvolge un’altro personaggio, di nome Ballard, nel suo progetto di attirare Liz Taylor in uno di questi incidenti per consumare con lei un coito mortale.